Iran: la geopolitica delle “covert ops”

1/7/2008

Vari media hanno commentato il recente articolo di Seymour Hersh sul New Yorker in cui si parla di “operazioni sotto copertura” americane in territorio iraniano come “terreno preparatorio” per la battaglia. Cioè per una guerra, o per una serie di azioni militari mirate contro le installazioni nucleari iraniane.
L’analisi geopolitica suggeriva, già da qualche anno, che si sarebbe arrivati a un livello di conflittualità elevata. In un‘intelligence brief per il PINR del 7 luglio 2005 scrivevo:

The U.S. and Israel can’t afford to allow Iran to expand its influence further in Iraq or to go nuclear in the next couple of years. At the same time, Washington finds it difficult to initiate a preemptive attack against Iran’s nuclear infrastructure due to its expenditure of resources in Iraq and the very unpopular consequences of its recent foreign policy there. Hence, “indirect” attacks against Iran are to be expected.

siti nucleari iraniani

La chiave è l’analisi dell’equilibrio geopolitico in Medio Oriente e le ripercussioni del suo mutamento per gli equilibri mondiali. La distruzione dello stato baathista iracheno non poteva non portare Israele e USA a confrontarsi con un Iran in ascesa regionale; inoltre, il contesto militare e strategico in Iraq ha a lungo impedito agli USA nuove azioni militari impegnative in Medio Oriente.
L’analisi geopolitica però non può dirci come la conflittualità esploderà ed evolverà: con una guerra aperta? con una serie di incidenti? con una “guerra economica” e diplomatica? Per rispondere anche a questa domanda, la chiave è ovviamente l’intelligence.

UE: parte la presidenza francese

Unione Europea: il 1 luglio al via la presidenza francese

Un’Europa ancora scossa dal no irlandese al Trattato di Lisbona si appresta ad inaugurare la presidenza di Nicolas Sarkozy. Il leader francese ha dichiarato di voler caratterizzare i propri sei mesi da leader dell’Unione attraverso una serie di riforme che dovrebbero concentrarsi su alcuni punti cardine tra cui difesa, energia, sicurezza ed immigrazione. I suoi progetti rischiano però di venir ridimensionati dalla necessità di trovare una via di uscita allo stallo istituzionale frutto del no irlandese.

Ma il 30 giugno arriva anche la brusca dichiarazione di Lech Kaczynski, presidente polacco, già altre volte caustico nei confronti dell’UE, per il quale è sostanzialmente “inutile” ratificare il Trattato bocciato dal referendum irlandese.

referendum on europe?

Solo che, come fa notare stamane Mark Mardell, la costituzione polacca prevede che se il Parlamento ha ratificato un trattato, il presidente deve a sua volta ratificarlo… può solo decidere quando. E allora? Allora, al di là delle questioni costituzionali polacche, il problema cruciale è di capire se, come prospetta acutamente Mardell, l’Europa stia andando verso una battaglia diplomatica fra chi vuole andare avanti anche senza l’Irlanda (a meno che non voti una seconda volta, stavolta positivamente) e chi vuole affossare il Trattato di Lisbona….

Per il momento è chiaro solo che Parigi avrà un bel da fare per attuare il suo ambizioso piano di rilancio dell’Europa politica…

Sul “revival nucleare”

9/6/2008

Come anticipato negli scorsi anni dal PINR (si veda qui, qui, e anche qui), le economie più sviluppate sono sempre più propense a dare il là a una nuova fase di espansione dell’energia nucleare civile.

Power plant in England

In Europa, non più solo Parigi è su questa linea d’onda. Resta l’opposizione tedesca, dettata in grandissima parte da un problema di consenso elettorale. Fino a quando?

Top economic powers have declared that the world is entering a new era of nuclear energy amid rising concerns over high oil prices and global warming, but Germany stood firmly as an exception.

The Group of Eight industrial nations got together with China, India and South Korea at the weekend in Aomori, a hub of Japan’s nuclear energy industry on the northern tip of the country’s main island of Honshu.

The 11 nations, which together consume two-thirds of world energy said in their joint statement that “a growing number of countries have expressed interest in nuclear power programmes.”

“We are on the verge of a new nuclear age,” John Hutton, Britain’s energy secretary, told reporters.

In ogni caso, vale quel che notavamo tre anni fa:

Since oil prices are expected to remain high, and as global warming — and the associated natural catastrophes — is increasingly linked to the use of fossil energies, expect the E.U. deputies’ initiative to be only the first among a series of attempts to find a viable alternative to oil and gas.

Georgia, Abkhazia: Tbilisi verso l’uso della forza?

6/6/2008

Sabine Freizer, Program Director dell’International Crisis Group, mette in guardia sul rischio di degenerazione della conflittualità russo-georgiana in Abkhazia in un’intervista per RFERL.

We are very concerned about the dispute between Georgia and Russia, and feel that it is entering a new, dangerously confrontational phase, and that the risk of war is increasingly growing in the South Caucasus because of this conflict.

What we say is that there are several steps both sides need to take. Most explicitly, Russia should pull back the troops that it has deployed most recently, in April and May. And we also believe that Tbilisi should cool down any rhetoric, and move forward with its peace initiatives towards Abkhazia.

Macedonia: e adesso?

Le elezioni dello scorso fine-settimana possono essere considerate una “prova fallita”, se si pensa all’instabilità, agli scontri etnici, agli scontri interni all’etnia albanese nel paese balcanico.

Geografia umana in Macedonia

Scrive Jan Bernas per il Desk Europa di Equilibri:

Nel corso della campagna elettorale, la minoranza albanese - un quarto della popolazione - ha dato sfogo alla violenza, in una lotta intestina tra i due principali partiti schipetari - Dui e Dpa - che ha lasciato sul campo un morto, feriti, arrestati, un attentato sventato per miracolo, attacchi armati e irregolarità. Addirittura, in almeno 25 seggi dislocati nelle aree a maggioranza albanese le operazioni di voto sono state sospese e rinviate al 15 giugno per gravi intimidazioni e brogli. Un bilancio sufficiente agli occhi dell’OSCE, per bollare il voto “non in linea con gli standard democratici”. Bruxelles si è detta molto preoccupata. Lo stesso ha fatto l’Alleanza atlantica. Insomma, giudizi pesanti che certamente frenano la corsa macedone verso Ue e Nato, con il rischio sempre presente che la piccola Repubblica balcanica ripiombi ai tempi dell’instabilità e delle tensioni etniche pre-2001.
[…]
Rimane alto il rischio di una recrudescenza dello scontro all’indomani della scelta che Gruesvski dovrà fare sul partner di governo da affiancare al VMRO. Parlare delle prospettive euro-atlantiche della Macedonia, appare in questa fase quanto meno azzardato. Tempi e modi saranno inevitabilmente dettati dalla risoluzione pacifica del capitolo elezioni. Assestata la situazione interna, Gruevski potrà dedicarsi alla politica estera. Vero nodo gordiano sia in prospettiva comunitaria che atlantica, sarà la definizione con la Grecia di un nome ufficiale per la Macedonia. Dossier, almeno per il momento, di difficile soluzione. Prima Skopje troverà un accordo con Atene, prima sarà in grado di aggrapparsi alla rete comunitaria, garanzia di stabilità, sviluppo economico e pace interetnica.

Energy: Caspian Pipeline Projects Resemble Gordian Knot

5/6/2008

Intervista per RFERL, a cura di Bruce Pannier.

Since the mid-1990s, leaders of the Caspian Sea littoral states — Azerbaijan, Russia, Kazakhstan, Turkmenistan, and Iran — have repeatedly said that the sea should never become a point of contention between them or a reason for conflict in the international community.

But as energy prices skyrocket, the Caspian Sea Basin — home to some of the world’s largest hydrocarbon resources — is becoming a new focal point for fierce competition.

Amid the current insatiable demand for energy, “we are in the middle of a geopolitical competition for the control of Caspian natural gas”, according to analyst Federico Bordonaro of the Milan-based equilibri.net, an organization that provides conflict and energy analysis. …

Pipelines nel bacino del Caspio

Putin e i rapporti franco-americani

1/6/2008

Di fronte all’offensiva statunitense per integrare Ucraina e Georgia nella NATO, Vladimir Putin fa appello a quel mondo politico francese che ha sempre visto l’asse euro-russo come un’alternativa alla centralità americana.

Russian Prime Minister Vladimir Putin compared the U.S. to a “frightening monster'’ and urged France to distance itself from its American ally.

“How can one be such a shining example of democracy at home and a frightening monster abroad?'’ Putin said in an interview with French newspaper Le Monde transmitted live to journalists in Paris yesterday.

Putin, speaking the day after meeting French President Nicolas Sarkozy, said the U.S. was creating “new Berlin Walls'’ in Europe by pushing the North Atlantic Treaty Organization to expand into ex-Soviet states Georgia and Ukraine.

parigi-berlino-mosca?

Ma l’idea di un “asse franco-tedesco-russo” non sembra avere molte chances di essere rilanciata, e anzi Sarkozy e Merkel mirano innanzitutto a un rilancio dell’asse transatlantico dopo i difficili anni dell’Amministrazione Bush…

Nabucco: rilancio possibile?

7/5/2008

EU: Nabucco Looks To Middle East For Gas

Slowly, the figures are beginning to add up for Nabucco. Piebalgs says he expects the pipeline to go online in five to six years. But even Nabucco at its full capacity of 30 bcm would represent a drop in the ocean of the EU’s total annual consumption of gas, which is roughly 600 bcm. One-fourth of that amount is currently being supplied by Russia’s Gazprom, and the EU does not want this ratio to increase.

Nabucco senza il Turkmenistan

Tuttavia uno dei nodi fondamentali da sciogliere resta il ruolo del Turkmenistan (come al solito, difficile da decifrare).