Russian President’s Caspian Tour All About Gas And Oil

3/7/2008

Analisi di Bruce Pannier per RFERL, contenente parte di una mia intervista.

Medvedev’s Caspian excursion can be seen as a visit by the new Russian leader with some counterparts in the Commonwealth of Independent States (CIS). But there is wide agreement that this trip, which will also take the former Gazprom chief to Turkmenistan and Kazakhstan, is aimed at shoring up Russian’s interests in the Caspian energy-exporting countries.

Federico Bordonaro, an analyst with Milan-based equilibri.net, notes that Azerbaijan remains a strategic thorn in Russia’s side — the place where Moscow’s near monopoly on Caspian energy resources first ran into trouble.

“Azerbaijan escaped the grip of Russian power and influence between the end of the 1990s and the beginning of this decade,” Bordonaro says. “The United States’ support for the Baku-Tbilisi-Ceyhan oil pipeline and the Baku-Tbilisi-Erzurum gas pipeline has been key to Azerbaijan as an alternative to the control of the Russian state monopoly Transneft in order to convey its natural resources toward the West. So Russia has viewed its influence eroding in recent years and particularly the old Baku-Novorossiysk pipeline has been in part replaced by the Baku-Tbilisi-Ceyhan for conveying oil to the West.”

Caspian-Black Sea Region pipelines

UE: parte la presidenza francese

1/7/2008

Unione Europea: il 1 luglio al via la presidenza francese

Un’Europa ancora scossa dal no irlandese al Trattato di Lisbona si appresta ad inaugurare la presidenza di Nicolas Sarkozy. Il leader francese ha dichiarato di voler caratterizzare i propri sei mesi da leader dell’Unione attraverso una serie di riforme che dovrebbero concentrarsi su alcuni punti cardine tra cui difesa, energia, sicurezza ed immigrazione. I suoi progetti rischiano però di venir ridimensionati dalla necessità di trovare una via di uscita allo stallo istituzionale frutto del no irlandese.

Ma il 30 giugno arriva anche la brusca dichiarazione di Lech Kaczynski, presidente polacco, già altre volte caustico nei confronti dell’UE, per il quale è sostanzialmente “inutile” ratificare il Trattato bocciato dal referendum irlandese.

referendum on europe?

Solo che, come fa notare stamane Mark Mardell, la costituzione polacca prevede che se il Parlamento ha ratificato un trattato, il presidente deve a sua volta ratificarlo… può solo decidere quando. E allora? Allora, al di là delle questioni costituzionali polacche, il problema cruciale è di capire se, come prospetta acutamente Mardell, l’Europa stia andando verso una battaglia diplomatica fra chi vuole andare avanti anche senza l’Irlanda (a meno che non voti una seconda volta, stavolta positivamente) e chi vuole affossare il Trattato di Lisbona….

Per il momento è chiaro solo che Parigi avrà un bel da fare per attuare il suo ambizioso piano di rilancio dell’Europa politica…

Le implicazioni del ‘No’ irlandese

25/6/2008

Il “no” irlandese alla ratificazione del Trattato di Lisbona uscito dal referendum rischia di innescare una serie di conseguenze negative per l’UE. L’ennesima bocciatura popolare ai progetti europei rende infatti incerto il cammino del trattato che dovrebbe rendere più efficiente ed efficace il ruolo dell’UE. Cresce l’importanza dei prossimi impegni europei per comprendere il futuro del trattato e dell’integrazione europea, che però resterà un progetto in gran parte elitario, lontano dalla sensibilità popolare. I limiti dell’integrazione politica potrebbero esser stati raggiunti.

Analisi di Francesco Visconti per il Desk Europa di Equilibri.net

Sostenitori irlandesi del

Nel giugno 2005 avevamo messo in luce l’ascesa del “sovranismo”. In Francia, certo, e in misura minore in Olanda, ma in ogni caso tale fenomeno è stato ampiamente sottovalutato. Troppa enfasi è stata — ed è — posta sul malessere economico interno come fattore predominante nei voti “anti-europei”. Troppo poco si è invece ragionato sulle cause più antiche, più profonde, della resistenza a un’Europa politica sovranazionale.

Fra i molti analisti internazionali che hanno tentato di spiegare la difficile evoluzione dell’UE, si sono segnalati nel corso degli ultimi anni, per lucidità e non conformismo, George Friedman e Peter Zeihan di Stratfor. Basandosi su una fredda analisi storico-geopolitica, i due hanno posto l’accento sul peso della storia e della geografia, così come sulla permanenza dell’interesse nazionale, anche presso quegli attori che più di tutti sono stati il motore dell’integrazione europea.

la carta di limes sulla geopolitica europea

Per l’UE si apre una fase in cui la decisione sul carattere da dare all’Unione non è più rinviabile. Per il momento, l’orientamento prevalente è quello di andare avanti comunque col Trattato di Lisbona, come se il voto irlandese non vi fosse stato, verso un’Europa più simile a uno stato sovranazionale. E’ tutto da dimostrare, tuttavia, che tale scelta sia quella giusta per dare ai paesi europei più peso nelle relazioni internazionali…

Summer School: Analisi delle relazioni internazionali

SUMMER SCHOOL IN ANALISI DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI - ed. 2008

In collaborazione con Equilibri

SCOPO

Il corso si propone di fornire strumenti metodologici e conoscitivi a quanti intendono intraprendere la carriera di analisti, o già lavorano come tali, in Organizzazioni internazionali, fondazioni, società di consulenza e multinazionali nell’ambito della politica internazionale e degli studi strategici. Il corso è proposto da ASERI in collaborazione con Equilibri, società che offre servizi di consulenza per la gestione di opportunità, rischi, scenari e sfide della realtà internazionale.

A CHI SI RIVOLGE
Il corso si rivolge a studenti, laureati e giovani professionisti che siano fortemente interessati alla professione di analista in relazioni internazionali o che vogliano apprendere le nozioni metodologiche di base per l’analisi geopolitica e delle relazioni internazionali.

Per garantire la massima integrazione, il corso è riservato ad un massimo di 25 partecipanti.

DURATA e CALENDARIO
La Summer School in Analisi delle Relazioni Internazionali dura una settimana. Le giornate di corso sono previste da lunedì 7 luglio a venerdì 11 luglio 2008.

Sul “revival nucleare”

9/6/2008

Come anticipato negli scorsi anni dal PINR (si veda qui, qui, e anche qui), le economie più sviluppate sono sempre più propense a dare il là a una nuova fase di espansione dell’energia nucleare civile.

Power plant in England

In Europa, non più solo Parigi è su questa linea d’onda. Resta l’opposizione tedesca, dettata in grandissima parte da un problema di consenso elettorale. Fino a quando?

Top economic powers have declared that the world is entering a new era of nuclear energy amid rising concerns over high oil prices and global warming, but Germany stood firmly as an exception.

The Group of Eight industrial nations got together with China, India and South Korea at the weekend in Aomori, a hub of Japan’s nuclear energy industry on the northern tip of the country’s main island of Honshu.

The 11 nations, which together consume two-thirds of world energy said in their joint statement that “a growing number of countries have expressed interest in nuclear power programmes.”

“We are on the verge of a new nuclear age,” John Hutton, Britain’s energy secretary, told reporters.

In ogni caso, vale quel che notavamo tre anni fa:

Since oil prices are expected to remain high, and as global warming — and the associated natural catastrophes — is increasingly linked to the use of fossil energies, expect the E.U. deputies’ initiative to be only the first among a series of attempts to find a viable alternative to oil and gas.

Macedonia: e adesso?

6/6/2008

Le elezioni dello scorso fine-settimana possono essere considerate una “prova fallita”, se si pensa all’instabilità, agli scontri etnici, agli scontri interni all’etnia albanese nel paese balcanico.

Geografia umana in Macedonia

Scrive Jan Bernas per il Desk Europa di Equilibri:

Nel corso della campagna elettorale, la minoranza albanese - un quarto della popolazione - ha dato sfogo alla violenza, in una lotta intestina tra i due principali partiti schipetari - Dui e Dpa - che ha lasciato sul campo un morto, feriti, arrestati, un attentato sventato per miracolo, attacchi armati e irregolarità. Addirittura, in almeno 25 seggi dislocati nelle aree a maggioranza albanese le operazioni di voto sono state sospese e rinviate al 15 giugno per gravi intimidazioni e brogli. Un bilancio sufficiente agli occhi dell’OSCE, per bollare il voto “non in linea con gli standard democratici”. Bruxelles si è detta molto preoccupata. Lo stesso ha fatto l’Alleanza atlantica. Insomma, giudizi pesanti che certamente frenano la corsa macedone verso Ue e Nato, con il rischio sempre presente che la piccola Repubblica balcanica ripiombi ai tempi dell’instabilità e delle tensioni etniche pre-2001.
[…]
Rimane alto il rischio di una recrudescenza dello scontro all’indomani della scelta che Gruesvski dovrà fare sul partner di governo da affiancare al VMRO. Parlare delle prospettive euro-atlantiche della Macedonia, appare in questa fase quanto meno azzardato. Tempi e modi saranno inevitabilmente dettati dalla risoluzione pacifica del capitolo elezioni. Assestata la situazione interna, Gruevski potrà dedicarsi alla politica estera. Vero nodo gordiano sia in prospettiva comunitaria che atlantica, sarà la definizione con la Grecia di un nome ufficiale per la Macedonia. Dossier, almeno per il momento, di difficile soluzione. Prima Skopje troverà un accordo con Atene, prima sarà in grado di aggrapparsi alla rete comunitaria, garanzia di stabilità, sviluppo economico e pace interetnica.

Serbia: elezioni in arrivo, governabilità a rischio

7/5/2008

Analisi per Equilibri.net di Angelita La Spada.

L’obiettivo di stabilire maggiori legami con l’UE potrebbe essere dettato più da una necessità finanziaria che da qualsiasi reale simpatia politica nutrita dall’elettorato serbo nei confronti di Bruxelles. Nessun governo post-Milosevic è riuscito a fare della Serbia un paese pienamente democratico. In un simile contesto, siglare l’Asa o concedere all’ex repubblica jugoslava lo status di candidato all’Unione europea non farà svanire le opzioni dei radicali. Piuttosto che eliminare le minacce a breve termine, Bruxelles dovrebbe sviluppare delle politiche che incoraggino la democratizzazione e l’europeizzazione della nazione serba.

Red Alert: Georgia-Russia, tensione ancora in aumento

6/5/2008

“Dobbiamo, letteralmente, evitare una guerra”.
Temur Jakobashvili, ministro georgiano, 6 maggio 2008.

Russia’s deployment of extra troops in the breakaway Georgian region of Abkhazia has brought the prospect of war “very close,” a minister of ex-Soviet Georgia said on Tuesday.
Separately, in comments certain to fan rising tension between Moscow and Tbilisi, the “foreign minister” of the breakaway Black Sea region was quoted as saying it was ready to hand over military control to Russia.
“We literally have to avert war,” Temur Iakobashvili, a Georgian State Minister, told reporters in Brussels.

Per i post precedenti, sintesi qui.