La Russia e L’Estero Vicino: da Eltsin a Putin

1/6/2009

E’ uscito il mio saggio su La Russia e l’Estero Vicino: da Eltsin a Putin, per la rivista “Ricerche Storiche”, edita da Polistampa.
Uno stralcio dal paragrafo introduttivo:

L’idea dell’esistenza di un “estero vicino russo” nasce in concomitanza con la fine dell’Unione Sovietica. È direttamente connessa al problema di quali rapporti politico-diplomatici, strategico-militari ed economici instaurare fra la Federazione Russa e gli altri stati ex sovietici.
L’espressione ближнее зарубежье (Blizhneye Zarubezh’e) è composta dall’aggettivo blizhneye (vicino) e dal sostantivo zarubezh’e che significa letteralmente “oltre confine”. In altri termini, designa “i paesi oltre confine ma prossimi”, in contrapposizione all’estero “lontano”. In un articolo del 15 gennaio del 1992 sul quotidiano Izvestiya si menzionava non a caso un “estero a portata di mano” .
L’allora ministro degli esteri russo, Andrei Kozyrev, nell’agosto del 1992 si espresse in modo critico verso ogni tentazione di Mosca di “minacciare” i paesi ex sovietici nel “cosiddetto estero vicino” , in particolare in Ucraina, al fine di mantenerli strettamente legati alla Federazione Russa.
Da parte sua, un osservatore statunitense della nascita del concetto di “Estero Vicino”, Paul Goble del Carnegie Endowment, affermò nel gennaio del 1992 che l’espressione rivestiva “un significato politico ben più che geografico o demografico” e indicava soprattutto “la difficoltà” dei politici russi a considerare i paesi ex sovietici come nazioni “realmente indipendenti”. Ancor più importante, secondo Goble e altri analisti americani, era il fatto che le repubbliche ex sovietiche appena nate fossero l’oggetto della “pretesa russa” di alcuni speciali diritti in campo politico ed economico. In altri termini, il concetto di Estero Vicino designava la volontà di Mosca di delimitare una vera e propria “sfera d’influenza” russa post-sovietica.
Al contempo, cominciava però ad affacciarsi anche un secondo significato di Estero Vicino, più geografico e demografico, ma anch’esso strettamente legato a quello politico: l’espressione avrebbe indicato le repubbliche ex sovietiche dove vivevano ancora circa 25 milioni di russi , che Mosca avrebbe dovuto “difendere” dalla pressione dei nuovi nazionalismi.
Emergevano quindi, già nel 1992, tutti gli elementi che avrebbero reso il concetto di Estero Vicino un perno della nuova politica estera russa: quelli politici, connessi sia alla questione dello status di grande potenza russa, sia al problema della sicurezza strategica del nuovo stato; quelli economici, con la definizione di nuovi rapporti commerciali ed energetici; e quelli legati all’identità russa e al rapporto fra Mosca e le comunità russe oltre confine.

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