Kosovo: a Mitrovica torna la violenza
3/1/2009Nonostante l’impegno dell’UE e la moderazione del governo serbo, l’inizio dell’anno è stato segnato da una ripresa delle tensioni in Kosovo. La città di Mitrovica, uno dei contesti più complicati del nascente stato kosovaro, è stata teatro di esplosioni e proteste violente il 2 gennaio.
Il reportage Reuters informa che
Sei persone sono rimaste ferite in una delle esplosioni. Dei serbi hanno dato fuoco a due negozi albanesi, e mentre i vigili del fuoco accorrevano per spegnere le fiamme è esploso un secondo ordigno.
“Tre vigili del fuoco e altre tre persone sono state ricoverate in ospedale. Le loro condizioni sono stabili”, ha detto Marko Jaksic, direttore serbo dell’ospedale di Mitrovica.
La polizia non ha fornito dettagli sulle cause delle esplosioni, la seconda delle quali è avvenuta a Bosnjacka Mahala, una comunità isolata a maggioranza albanese che si trova nella parte serba della città.
Le forze della Nato e la polizia dell’Unione europea (Eulex) hanno rafforzato la loro presenza e dei blindati sorvegliano la zona.
“Ora, la Nato e l’Eulex hanno portato la situazione sotto controllo”, ha detto Besim Hoti, portavoce della polizia del Kosovo a Mitrovica.
Le tensioni etniche a Mitrovica restano alte dopo che un adolescente serbo è stato ferito da due ragazzi albanesi armati di coltello il 30 dicembre, un episodio che ha scatenato l’ira di centinaia di serbi che hanno bruciato diversi negozi albanesi e danneggiato auto con targhe del Kosovo. I due aggressori albanesi sono stati arrestati.
Mitrovica è una città instabile divisa tra la maggioranza albanese e la minoranza serba da quando il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza dalla Serbia nel febbraio scorso. Circa 20.000 serbi vivono nella parte nord della città ma rifiutano di avere a che fare con le istituzioni del Kosovo e considerano Belgrado la loro capitale

In un’analisi del 27 ottobre 2008 per il Desk Europa di Equilibri.net si metteva in luce, a proposito delle prospettive a breve termine per la stabilizzazione definitiva, come
La proposta di spartizione del territorio kosovaro non sembra raccogliere i consensi necessari per la sua realizzazione ed a ben vedere presenta molti punti critici, come la difficoltà di stabilire una frontiera netta tra gli insediamenti serbi e quelli albanesi; tuttavia è chiaro che la Serbia non accetterà facilmente una soluzione della questione che la veda perdente su tutta la linea; la stessa integrazione nell’Unione Europea non sembra rappresentare una contropartita sufficiente ed in ogni caso viene portata avanti da Bruxelles in maniera indecisa, a causa della rigidità di alcuni stati membri, mettendo a rischio lo stesso sentimento europeista diffusosi in Serbia negli ultimi anni.Le divisioni degli stati europei sulla indipendenza del Kosovo corrispondono alla diversità degli interessi dei vari paesi, alcuni dei quali sono chiamati a fronteggiare sfide analoghe alla secessione di Pristina (evidente il caso di Cipro) ed in ogni caso temono il potenziale destabilizzante delle indipendenze etniche. Per l’Europa la regione dei Balcani è un banco di prova della sua capacità di portare avanti in maniera unitaria una politica estera coerente; se l’obiettivo dichiarato di un Kosovo multietnico è compromesso da tempo, la stessa missione Eulex rischia di essere, qualora non venissero offerte delle concessioni agli interessi serbi, l’ennesima dimostrazione della sua incapacità di condurre una politica estera e di difesa adeguata alle sue ambizioni.
