Turkmen Gas Riches Revive Pipe Dreams

16/10/2008

Analisi di Bruce Pannier per RFERL con stralcio di mia intervista sulle nuove, clamorose stime riguardanti le riserve di gas naturale turkmene.

The announcement this week that Turkmen gas riches may exceed the West’s wildest dreams is likely to focus attention back on pipeline projects that bypass Russia in pumping Caspian energy supplies to European markets.

White Stream, a pipeline first proposed by Ukrainian officials in 2005, is just one such project that looks set to come under the spotlight following a Western audit of a key gas field in Turkmenistan, which showed that the Central Asian country has enough reserves to become a “world-class” gas supplier. White Stream and proposed projects such as the trans-Caspian and Nabucco pipelines are aimed at enhancing Western energy independence by transporting Caspian gas supplies to Europe while skirting Russia.

Berdimukhammedov

Altri contributi in materia, quelli di M K Bhadrakumar su Asia Times Online e di Vladimir Socor su Eurasia Daily Monitor.

Convergenza di crisi e area Mar Nero-Mar Caspio

11/10/2008

La convergenza della crisi politico-diplomatica fra Russia e Stati Uniti sulla Georgia e della crisi finanziaria originata dai “mutui subprime” americani influisce sull’equilibrio di potenza nell’area Mar Nero-Mar Caspio.
In primis, gli USA hanno perso molte posizioni, in termini d’influenza reale, nella regione, come espone M. K. Bhadrakumar su Asia Times Online dell’11 ottobre:

[…] Most certainly, there is already a backlash in the region. Azerbaijan, which the Bush administration once regarded as close regional ally, snubbed Vice President Dick Cheney during his visit to the capital, Baku, last month.
[…] gainst the backdrop of the conflict in the Caucasus in August, the Caspian Sea basin has become a focal point. This was inevitable. At the core lies Washington’s determination to avoid Russian participation in the European energy-supply chain. To quote Ariel Cohen of US conservative think-tank the Heritage Foundation, “Since August, US diplomats have been busy trying to shore up Washington’s geopolitical position all around the Caspian, including Baku, [Turkmenistan capital] Ashgabat and Astana.”

Russia is gaining the upper hand in the region. Despite robust US diplomacy in Ashgabat - over 15 American delegations arrived there in the past year - Turkmenistan, which already exports around 50 billion cubic meters of its gas through Russia, has responded well to Moscow’s overtures. It has decided to stick to the terms of an April 2003 deal whereby virtually all its exports are handled by Russia “up through 2025″, and Turkmen gas exports to Russia are expected to rise to 60-70 billion cubic-meters by 2009, leaving hardly any surplus for Western companies. Ashgabat has also committed to the construction of a pipeline to Russia via Kazakhstan along the eastern coast of the Caspian Sea.

Wider Black Sea Region

Inoltre, approfittando del devastante effetto che la crisi finanziaria ha avuto sul sistema bancario islandese (da tempo esposto pericolosamente in tal senso), Mosca ha proposto il proprio aiuto a Reykjavik, ma — secondo alcune fonti riportate da Stratfor — in cambio dell’appoggio islandese sul piano politico: il paese nordico potrebbe opporsi all’integrazione di Georgia e Ucraina nella NATO nel prossimo dicembre.

when Moscow and Reykjavik discussed a loan to aid the plummeting situation in Iceland, Russia put a demand on the table: nixing NATO membership for the former Soviet states of Georgia and Ukraine. Six of the G-7 members are also in NATO, and it is most likely that Russia has once again placed this order on the table.

I rapporti di forza fra Russia e blocco euro-atlantico nella cruciale regione del “Grande Mar Nero” potrebbero quindi trovarsi presto modificati, a favore di Mosca, in ragione della convergenza delle due crisi. Di fronte a tale scenario, Berlino sembra preferire una postura conciliante con il Cremlino, accentuando le proprie divergenze con Londra e Varsavia. Vale la pena seguire da vicino l’evoluzione del problema.

Russia: crisi di liquidità

3/10/2008

Analisi di Marco Minoretti per il Desk Europa di Equilibri.net:

La crisi finanziaria è arrivata anche in Russia. La perdita di fiducia da parte degli investitori stava maturando da tempo: il caso Yukos e il caso Mekel sono solo il primo e l’ultimo di una serie. Ora si aggiungono gli effetti della crisi di liquidità che rende più difficile per le banche russe reperire fondi sul mercato dei capitali. Inoltre, la volatilità dei prezzi degli idrocarburi potrebbe assestare un duro colpo ai fondamentali macroeconomici del paese. La Russia è tuttavia equipaggiata a resistere a queste difficoltà grazie agli accantonamenti di riserve in valuta forte, ma il settore delle costruzioni e le banche di dimensione piccola e media potrebbero trovarsi in seria difficoltà.

Mosca

[…]

Torna ad avere rilevanza il rischio geopolitico che accresce l’incertezza. Tale rischio è caratterizzato da quegli elementi conflittuali di tipo inter-statale o intra-statale determinati dal rapporto fra geografia e Potere. L’aumento dell’instabilità politica e la distorsione degli equilibri geopolitici esistenti possono avere un notevole impatto sull’attività degli investitori. Se a ciò si aggiungono le difficoltà economico-finanziarie del paese, il rischio in Russia aumenta ancora di più e la previsione del futuro diventa ancora più incerta.

Ci sono due elementi di maggiore vulnerabilità per il futuro. Innanzitutto le banche di media e piccola dimensione sono quelle meno attrezzate a sopravvivere in tempi di crisi. Oltre ad avere fondamentali di bilancio più fragili, per loro è ancora più difficoltoso riuscire a finanziarsi sul mercato dei capitali internazionali e non beneficiano del supporto diretto dello stato. Nel momento in cui il mercato del prestito interbancario si blocca o diventa troppo oneroso, queste banche rischiano di diventare insolventi. A ciò si aggiunge il previsto aumento dei prestiti non esigibili alle imprese. Molte banche hanno già interrotto i prestiti al settore delle costruzioni – che si trova in una fase critica anche per il rallentamento della domanda di abitazioni. Tuttavia, le banche con un’ampia esposizione settore real estate sono molte e nei prossimi 6-12 mesi si troveranno in grave difficoltà.