Per Rusconi “il Paese ha perso l’orientamento”

17/9/2008

Vale la pena leggere l’articolo di Gian Enrico Rusconi su La Stampa del 13 settembre:

I l Paese ha perso l’orientamento. Nessuno lo rappresenta più davvero. Testarde fazioni politiche contrapposte tengono in ostaggio la politica.
Il ceto degli intellettuali si è dissolto in singoli individui o in piccoli gruppi. Non solo ha perso valore la qualifica di destra o sinistra, non ci sono più conservatori e progressisti, ma si è smarrito il senso di ciò che tiene insieme questo Paese. Nessuno sa più dirne le ragioni, in modo convincente per tutti, pur facendo attenzione alle legittime differenze.

[…] Esattamente quindici anni fa molti di noi si sono chiesti se non cessassimo di essere una nazione. Allora c’erano le prime aggressive provocazioni antinazionali della Lega, i forti timori per una globalizzazione appena scoperta e la nuova inattesa visibilità degli immigrati. Al confronto di oggi quei problemi erano relativamente controllabili. Quello che non era prevedibile invece era l’implosione interna della nazione cui assistiamo oggi. Sì, forse, stiamo cessando di essere una nazione.

Come nell’articolo di Giorgio Ruffolo segnalato il 4 settembre scorso, anche in Rusconi torna il tema della nazione. Fra tutti i temi storico-politici dibattuti in Italia, quello della nazione è uno dei meno compresi. Quando lo si affronta, generalmente lo si fa di riflesso, dopo una qualche polemica innescata da dichiarazioni di qualche esponente della Lega Nord. Ma il discorso rimane al solito molto superficiale. Quanta attenzione ha ricevuto, per esempio, la biografia di Ferruccio Parri dello storico Luca Polese Remaggi (La nazione perduta. Ferruccio Parri nel Novecento italiano, Il Mulino, 2004)? Ben poca.

Ma il tema nazionale non può essere usato solo come vago riferimento per contrastare idee secessioniste o per esaltare i poteri taumaturgici dell’integrazione europea (facendo dello stato-nazione il fulcro dei mali dell’Europa); deve invece essere approfondito. Esso è connesso al senso stesso della democrazia liberale e della Repubblica, al loro funzionamento, al ruolo dell’Italia nel mondo.

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