Iran: la geopolitica delle “covert ops”

1/7/2008

Vari media hanno commentato il recente articolo di Seymour Hersh sul New Yorker in cui si parla di “operazioni sotto copertura” americane in territorio iraniano come “terreno preparatorio” per la battaglia. Cioè per una guerra, o per una serie di azioni militari mirate contro le installazioni nucleari iraniane.
L’analisi geopolitica suggeriva, già da qualche anno, che si sarebbe arrivati a un livello di conflittualità elevata. In un‘intelligence brief per il PINR del 7 luglio 2005 scrivevo:

The U.S. and Israel can’t afford to allow Iran to expand its influence further in Iraq or to go nuclear in the next couple of years. At the same time, Washington finds it difficult to initiate a preemptive attack against Iran’s nuclear infrastructure due to its expenditure of resources in Iraq and the very unpopular consequences of its recent foreign policy there. Hence, “indirect” attacks against Iran are to be expected.

siti nucleari iraniani

La chiave è l’analisi dell’equilibrio geopolitico in Medio Oriente e le ripercussioni del suo mutamento per gli equilibri mondiali. La distruzione dello stato baathista iracheno non poteva non portare Israele e USA a confrontarsi con un Iran in ascesa regionale; inoltre, il contesto militare e strategico in Iraq ha a lungo impedito agli USA nuove azioni militari impegnative in Medio Oriente.
L’analisi geopolitica però non può dirci come la conflittualità esploderà ed evolverà: con una guerra aperta? con una serie di incidenti? con una “guerra economica” e diplomatica? Per rispondere anche a questa domanda, la chiave è ovviamente l’intelligence.

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