Patriotisme économique….

17/7/2008

Sulla fusione Gaz de France-Suez, Stratfor nota:

The GDF-Suez merger marks a huge success for those who wish to continue the European tradition of managing energy nationally through large monopolies with considerable state backing, given that the French government will retain a 35.6 percent stake in the merged entity. It also amounts to a major setback for the European Commission in its ongoing liberalizing efforts to break up vertically integrated firms, encourage competition and diversify Europe’s energy sources.

Fusion

La fusione appare come il punto d’approdo di una tendenza in atto da qualche anno, come si notava in un PINR dell’estate 2005.

For many observers, the ongoing wave of “economic patriotism” advocated by French Prime Minister Dominique de Villepin is nothing else but the renewal of French-style protectionism marked by the Colbertian tradition of statist direction of the national economy.

Tuttavia il “patriotisme économique” è di più di un “neo-colbertismo”; è infatti intimamente legato alla questione della “Guerra economica“.

Da seguire con attenzione anche l’impatto che la fusione avrà sui rapporti Francia-UE, dato che, come notato dagli analisti di Stratfor, Parigi sta imponendo la propria volontà nazionale alla Commissione Europea.

Nell’inverno del 2006, prima dell’era Sarkozy, si notava peraltro:

La crise de la construction européenne est profonde. A l’heure des frictions économiques italo-françaises causées par l’affaire Suez-GdF, la France apparaît comme l’emblème même de cette impasse, qui s’inscrit dans une dynamique de désenchantement envers l’Europe ; dynamique déjà à l’œuvre dans les perceptions ayant causé l’échec du Traité constitutionnel.

Le sens et l’enjeu du conflit politique actuel, suite à l’application du “ patriotisme économique ” prôné par le gouvernement de M. de Villepin, ont la plus grande importance pour les évolutions de la construction européenne.

Russian President’s Caspian Tour All About Gas And Oil

3/7/2008

Analisi di Bruce Pannier per RFERL, contenente parte di una mia intervista.

Medvedev’s Caspian excursion can be seen as a visit by the new Russian leader with some counterparts in the Commonwealth of Independent States (CIS). But there is wide agreement that this trip, which will also take the former Gazprom chief to Turkmenistan and Kazakhstan, is aimed at shoring up Russian’s interests in the Caspian energy-exporting countries.

Federico Bordonaro, an analyst with Milan-based equilibri.net, notes that Azerbaijan remains a strategic thorn in Russia’s side — the place where Moscow’s near monopoly on Caspian energy resources first ran into trouble.

“Azerbaijan escaped the grip of Russian power and influence between the end of the 1990s and the beginning of this decade,” Bordonaro says. “The United States’ support for the Baku-Tbilisi-Ceyhan oil pipeline and the Baku-Tbilisi-Erzurum gas pipeline has been key to Azerbaijan as an alternative to the control of the Russian state monopoly Transneft in order to convey its natural resources toward the West. So Russia has viewed its influence eroding in recent years and particularly the old Baku-Novorossiysk pipeline has been in part replaced by the Baku-Tbilisi-Ceyhan for conveying oil to the West.”

Aggiornamento. Dal “Geopolitical Diary” di Stratfor:

The atmospherics in the U.S.-Israeli confrontation with Iran changed on Wednesday. Iranian Foreign Minister Manouchehr Mottaki was quoted by Iran’s official news agency IRNA as saying, “A new trend of change is taking place, and it started with Iran putting forward a new package.” Europe, Russia, China and the United States made an offer to Iran on June 14, as tensions of possible attacks on Iran mounted. The incentive deal offered economic and technological benefits to Iran in return for suspending its uranium enrichment program. Mottaki went on to say that “important issues for talks were mentioned in this package and from the other side the 5+1 group delivered its own offer.”

Bastone (minaccia di guerra) e carota (incentivi) avranno l’effetto desiderato?

Iran: la geopolitica delle “covert ops”

1/7/2008

Vari media hanno commentato il recente articolo di Seymour Hersh sul New Yorker in cui si parla di “operazioni sotto copertura” americane in territorio iraniano come “terreno preparatorio” per la battaglia. Cioè per una guerra, o per una serie di azioni militari mirate contro le installazioni nucleari iraniane.
L’analisi geopolitica suggeriva, già da qualche anno, che si sarebbe arrivati a un livello di conflittualità elevata. In un‘intelligence brief per il PINR del 7 luglio 2005 scrivevo:

The U.S. and Israel can’t afford to allow Iran to expand its influence further in Iraq or to go nuclear in the next couple of years. At the same time, Washington finds it difficult to initiate a preemptive attack against Iran’s nuclear infrastructure due to its expenditure of resources in Iraq and the very unpopular consequences of its recent foreign policy there. Hence, “indirect” attacks against Iran are to be expected.

siti nucleari iraniani

La chiave è l’analisi dell’equilibrio geopolitico in Medio Oriente e le ripercussioni del suo mutamento per gli equilibri mondiali. La distruzione dello stato baathista iracheno non poteva non portare Israele e USA a confrontarsi con un Iran in ascesa regionale; inoltre, il contesto militare e strategico in Iraq ha a lungo impedito agli USA nuove azioni militari impegnative in Medio Oriente.
L’analisi geopolitica però non può dirci come la conflittualità esploderà ed evolverà: con una guerra aperta? con una serie di incidenti? con una “guerra economica” e diplomatica? Per rispondere anche a questa domanda, la chiave è ovviamente l’intelligence.

UE: parte la presidenza francese

Unione Europea: il 1 luglio al via la presidenza francese

Un’Europa ancora scossa dal no irlandese al Trattato di Lisbona si appresta ad inaugurare la presidenza di Nicolas Sarkozy. Il leader francese ha dichiarato di voler caratterizzare i propri sei mesi da leader dell’Unione attraverso una serie di riforme che dovrebbero concentrarsi su alcuni punti cardine tra cui difesa, energia, sicurezza ed immigrazione. I suoi progetti rischiano però di venir ridimensionati dalla necessità di trovare una via di uscita allo stallo istituzionale frutto del no irlandese.

Ma il 30 giugno arriva anche la brusca dichiarazione di Lech Kaczynski, presidente polacco, già altre volte caustico nei confronti dell’UE, per il quale è sostanzialmente “inutile” ratificare il Trattato bocciato dal referendum irlandese.

referendum on europe?

Solo che, come fa notare stamane Mark Mardell, la costituzione polacca prevede che se il Parlamento ha ratificato un trattato, il presidente deve a sua volta ratificarlo… può solo decidere quando. E allora? Allora, al di là delle questioni costituzionali polacche, il problema cruciale è di capire se, come prospetta acutamente Mardell, l’Europa stia andando verso una battaglia diplomatica fra chi vuole andare avanti anche senza l’Irlanda (a meno che non voti una seconda volta, stavolta positivamente) e chi vuole affossare il Trattato di Lisbona….

Per il momento è chiaro solo che Parigi avrà un bel da fare per attuare il suo ambizioso piano di rilancio dell’Europa politica…