Le implicazioni del ‘No’ irlandese

25/6/2008

Il “no” irlandese alla ratificazione del Trattato di Lisbona uscito dal referendum rischia di innescare una serie di conseguenze negative per l’UE. L’ennesima bocciatura popolare ai progetti europei rende infatti incerto il cammino del trattato che dovrebbe rendere più efficiente ed efficace il ruolo dell’UE. Cresce l’importanza dei prossimi impegni europei per comprendere il futuro del trattato e dell’integrazione europea, che però resterà un progetto in gran parte elitario, lontano dalla sensibilità popolare. I limiti dell’integrazione politica potrebbero esser stati raggiunti.

Analisi di Francesco Visconti per il Desk Europa di Equilibri.net

Sostenitori irlandesi del

Nel giugno 2005 avevamo messo in luce l’ascesa del “sovranismo”. In Francia, certo, e in misura minore in Olanda, ma in ogni caso tale fenomeno è stato ampiamente sottovalutato. Troppa enfasi è stata — ed è — posta sul malessere economico interno come fattore predominante nei voti “anti-europei”. Troppo poco si è invece ragionato sulle cause più antiche, più profonde, della resistenza a un’Europa politica sovranazionale.

Fra i molti analisti internazionali che hanno tentato di spiegare la difficile evoluzione dell’UE, si sono segnalati nel corso degli ultimi anni, per lucidità e non conformismo, George Friedman e Peter Zeihan di Stratfor. Basandosi su una fredda analisi storico-geopolitica, i due hanno posto l’accento sul peso della storia e della geografia, così come sulla permanenza dell’interesse nazionale, anche presso quegli attori che più di tutti sono stati il motore dell’integrazione europea.

la carta di limes sulla geopolitica europea

Per l’UE si apre una fase in cui la decisione sul carattere da dare all’Unione non è più rinviabile. Per il momento, l’orientamento prevalente è quello di andare avanti comunque col Trattato di Lisbona, come se il voto irlandese non vi fosse stato, verso un’Europa più simile a uno stato sovranazionale. E’ tutto da dimostrare, tuttavia, che tale scelta sia quella giusta per dare ai paesi europei più peso nelle relazioni internazionali…

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