Macedonia: e adesso?
6/6/2008Le elezioni dello scorso fine-settimana possono essere considerate una “prova fallita”, se si pensa all’instabilità, agli scontri etnici, agli scontri interni all’etnia albanese nel paese balcanico.

Scrive Jan Bernas per il Desk Europa di Equilibri:
Nel corso della campagna elettorale, la minoranza albanese - un quarto della popolazione - ha dato sfogo alla violenza, in una lotta intestina tra i due principali partiti schipetari - Dui e Dpa - che ha lasciato sul campo un morto, feriti, arrestati, un attentato sventato per miracolo, attacchi armati e irregolarità. Addirittura, in almeno 25 seggi dislocati nelle aree a maggioranza albanese le operazioni di voto sono state sospese e rinviate al 15 giugno per gravi intimidazioni e brogli. Un bilancio sufficiente agli occhi dell’OSCE, per bollare il voto “non in linea con gli standard democratici”. Bruxelles si è detta molto preoccupata. Lo stesso ha fatto l’Alleanza atlantica. Insomma, giudizi pesanti che certamente frenano la corsa macedone verso Ue e Nato, con il rischio sempre presente che la piccola Repubblica balcanica ripiombi ai tempi dell’instabilità e delle tensioni etniche pre-2001.
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Rimane alto il rischio di una recrudescenza dello scontro all’indomani della scelta che Gruesvski dovrà fare sul partner di governo da affiancare al VMRO. Parlare delle prospettive euro-atlantiche della Macedonia, appare in questa fase quanto meno azzardato. Tempi e modi saranno inevitabilmente dettati dalla risoluzione pacifica del capitolo elezioni. Assestata la situazione interna, Gruevski potrà dedicarsi alla politica estera. Vero nodo gordiano sia in prospettiva comunitaria che atlantica, sarà la definizione con la Grecia di un nome ufficiale per la Macedonia. Dossier, almeno per il momento, di difficile soluzione. Prima Skopje troverà un accordo con Atene, prima sarà in grado di aggrapparsi alla rete comunitaria, garanzia di stabilità, sviluppo economico e pace interetnica.
