Politica e geopolitica dell’energia nell’area del “Grande Mar Nero”

25/6/2008

Il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale ha appena pubblicato un nuovo Working Paper di Federico Bordonaro, Politica e geopolitica dell’energia nell’area del “Grande Mar Nero” (CSSEO Working Paper 135).
Chi è interessato ad una copia in formato elettronico di questo Working Paper, può ottenerlo gratuitamente inviando una mail di richiesta a: info@csseo.org.

black sea-caspian region

Abstract

Mai come negli ultimi due anni si è parlato di sicurezza energetica europea. In un contesto di innalzamento dei prezzi degli idrocarburi e di crescita della domanda, l’Unione Europea si è posta il problema di come alleviare la sua dipendenza da Mosca per le forniture di gas naturale. La regione del “Grande Mar Nero” si è quindi imposta all’attenzione come un punto d’articolazione fondamentale per il dispositivo geopolitico europeo, ma anche russo.
Il concetto di Grande Mar Nero è praticamente contemporaneo di quello di Grande Medio Oriente e la sua genesi è riconducibile alla rielaborazione dello spazio geopolitico da parte statunitense agli albori del XXI secolo; in un periodo cioè, in cui la minaccia delle reti terroristiche di ispirazione islamica, le ambizioni militari dei cosiddetti “Stati-canaglia”, l’ascesa della potenza cinese, il tentativo russo di tornare potenza globale e la sfida per le risorse strategiche divengono aspetti distinti ma correlati della sfida al primato statunitense nel sistema internazionale.
Nell’area, tuttavia, la politica energetica delle potenze si dispiega inevitabilmente entro il contesto, invero complesso, geografico-storico; tale contesto è minato dai cosiddetti “conflitti latenti” e complicato dalle ambizioni russe, che si contrappongono al tentativo euro-atlantico di usare la NATO come strumento politico-strategico e diplomatico di allargamento della propria sfera d’influenza fin nel Caucaso.

Convegno ASIAC, Asia Centrale e Caucaso

Programma dell’evento.

Il convegno si articolerà in 8 sessioni di 2 ore e un quarto l’una. Ogni sessione sarà composta da un minimo di quattro e da un massimo di sei interventi. Ogni intervento potrà durare al massimo venti minuti; ogni sessione avrà almeno 35 minuti di discussione finale. Durante il convegno si svolgeranno in ogni momento due sessioni contemporanee; le sessioni sono organizzate su due percorsi tematici, uno dedicato allo studio del presente, l’altro a questioni storiche ed archeologiche. Per ulteriori informazioni contattare Marco Buttino (marco.buttino@unito.it) o Fernando Orlandi (forlandi@csseo.org).

Le implicazioni del ‘No’ irlandese

Il “no” irlandese alla ratificazione del Trattato di Lisbona uscito dal referendum rischia di innescare una serie di conseguenze negative per l’UE. L’ennesima bocciatura popolare ai progetti europei rende infatti incerto il cammino del trattato che dovrebbe rendere più efficiente ed efficace il ruolo dell’UE. Cresce l’importanza dei prossimi impegni europei per comprendere il futuro del trattato e dell’integrazione europea, che però resterà un progetto in gran parte elitario, lontano dalla sensibilità popolare. I limiti dell’integrazione politica potrebbero esser stati raggiunti.

Analisi di Francesco Visconti per il Desk Europa di Equilibri.net

Sostenitori irlandesi del

Nel giugno 2005 avevamo messo in luce l’ascesa del “sovranismo”. In Francia, certo, e in misura minore in Olanda, ma in ogni caso tale fenomeno è stato ampiamente sottovalutato. Troppa enfasi è stata — ed è — posta sul malessere economico interno come fattore predominante nei voti “anti-europei”. Troppo poco si è invece ragionato sulle cause più antiche, più profonde, della resistenza a un’Europa politica sovranazionale.

Fra i molti analisti internazionali che hanno tentato di spiegare la difficile evoluzione dell’UE, si sono segnalati nel corso degli ultimi anni, per lucidità e non conformismo, George Friedman e Peter Zeihan di Stratfor. Basandosi su una fredda analisi storico-geopolitica, i due hanno posto l’accento sul peso della storia e della geografia, così come sulla permanenza dell’interesse nazionale, anche presso quegli attori che più di tutti sono stati il motore dell’integrazione europea.

la carta di limes sulla geopolitica europea

Per l’UE si apre una fase in cui la decisione sul carattere da dare all’Unione non è più rinviabile. Per il momento, l’orientamento prevalente è quello di andare avanti comunque col Trattato di Lisbona, come se il voto irlandese non vi fosse stato, verso un’Europa più simile a uno stato sovranazionale. E’ tutto da dimostrare, tuttavia, che tale scelta sia quella giusta per dare ai paesi europei più peso nelle relazioni internazionali…

Summer School: Analisi delle relazioni internazionali

SUMMER SCHOOL IN ANALISI DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI - ed. 2008

In collaborazione con Equilibri

SCOPO

Il corso si propone di fornire strumenti metodologici e conoscitivi a quanti intendono intraprendere la carriera di analisti, o già lavorano come tali, in Organizzazioni internazionali, fondazioni, società di consulenza e multinazionali nell’ambito della politica internazionale e degli studi strategici. Il corso è proposto da ASERI in collaborazione con Equilibri, società che offre servizi di consulenza per la gestione di opportunità, rischi, scenari e sfide della realtà internazionale.

A CHI SI RIVOLGE
Il corso si rivolge a studenti, laureati e giovani professionisti che siano fortemente interessati alla professione di analista in relazioni internazionali o che vogliano apprendere le nozioni metodologiche di base per l’analisi geopolitica e delle relazioni internazionali.

Per garantire la massima integrazione, il corso è riservato ad un massimo di 25 partecipanti.

DURATA e CALENDARIO
La Summer School in Analisi delle Relazioni Internazionali dura una settimana. Le giornate di corso sono previste da lunedì 7 luglio a venerdì 11 luglio 2008.

Sul “revival nucleare”

9/6/2008

Come anticipato negli scorsi anni dal PINR (si veda qui, qui, e anche qui), le economie più sviluppate sono sempre più propense a dare il là a una nuova fase di espansione dell’energia nucleare civile.

Power plant in England

In Europa, non più solo Parigi è su questa linea d’onda. Resta l’opposizione tedesca, dettata in grandissima parte da un problema di consenso elettorale. Fino a quando?

Top economic powers have declared that the world is entering a new era of nuclear energy amid rising concerns over high oil prices and global warming, but Germany stood firmly as an exception.

The Group of Eight industrial nations got together with China, India and South Korea at the weekend in Aomori, a hub of Japan’s nuclear energy industry on the northern tip of the country’s main island of Honshu.

The 11 nations, which together consume two-thirds of world energy said in their joint statement that “a growing number of countries have expressed interest in nuclear power programmes.”

“We are on the verge of a new nuclear age,” John Hutton, Britain’s energy secretary, told reporters.

In ogni caso, vale quel che notavamo tre anni fa:

Since oil prices are expected to remain high, and as global warming — and the associated natural catastrophes — is increasingly linked to the use of fossil energies, expect the E.U. deputies’ initiative to be only the first among a series of attempts to find a viable alternative to oil and gas.

Georgia, Abkhazia: Tbilisi verso l’uso della forza?

6/6/2008

Sabine Freizer, Program Director dell’International Crisis Group, mette in guardia sul rischio di degenerazione della conflittualità russo-georgiana in Abkhazia in un’intervista per RFERL.

We are very concerned about the dispute between Georgia and Russia, and feel that it is entering a new, dangerously confrontational phase, and that the risk of war is increasingly growing in the South Caucasus because of this conflict.

What we say is that there are several steps both sides need to take. Most explicitly, Russia should pull back the troops that it has deployed most recently, in April and May. And we also believe that Tbilisi should cool down any rhetoric, and move forward with its peace initiatives towards Abkhazia.

Macedonia: e adesso?

Le elezioni dello scorso fine-settimana possono essere considerate una “prova fallita”, se si pensa all’instabilità, agli scontri etnici, agli scontri interni all’etnia albanese nel paese balcanico.

Geografia umana in Macedonia

Scrive Jan Bernas per il Desk Europa di Equilibri:

Nel corso della campagna elettorale, la minoranza albanese - un quarto della popolazione - ha dato sfogo alla violenza, in una lotta intestina tra i due principali partiti schipetari - Dui e Dpa - che ha lasciato sul campo un morto, feriti, arrestati, un attentato sventato per miracolo, attacchi armati e irregolarità. Addirittura, in almeno 25 seggi dislocati nelle aree a maggioranza albanese le operazioni di voto sono state sospese e rinviate al 15 giugno per gravi intimidazioni e brogli. Un bilancio sufficiente agli occhi dell’OSCE, per bollare il voto “non in linea con gli standard democratici”. Bruxelles si è detta molto preoccupata. Lo stesso ha fatto l’Alleanza atlantica. Insomma, giudizi pesanti che certamente frenano la corsa macedone verso Ue e Nato, con il rischio sempre presente che la piccola Repubblica balcanica ripiombi ai tempi dell’instabilità e delle tensioni etniche pre-2001.
[…]
Rimane alto il rischio di una recrudescenza dello scontro all’indomani della scelta che Gruesvski dovrà fare sul partner di governo da affiancare al VMRO. Parlare delle prospettive euro-atlantiche della Macedonia, appare in questa fase quanto meno azzardato. Tempi e modi saranno inevitabilmente dettati dalla risoluzione pacifica del capitolo elezioni. Assestata la situazione interna, Gruevski potrà dedicarsi alla politica estera. Vero nodo gordiano sia in prospettiva comunitaria che atlantica, sarà la definizione con la Grecia di un nome ufficiale per la Macedonia. Dossier, almeno per il momento, di difficile soluzione. Prima Skopje troverà un accordo con Atene, prima sarà in grado di aggrapparsi alla rete comunitaria, garanzia di stabilità, sviluppo economico e pace interetnica.

Energy: Caspian Pipeline Projects Resemble Gordian Knot

5/6/2008

Intervista per RFERL, a cura di Bruce Pannier.

Since the mid-1990s, leaders of the Caspian Sea littoral states — Azerbaijan, Russia, Kazakhstan, Turkmenistan, and Iran — have repeatedly said that the sea should never become a point of contention between them or a reason for conflict in the international community.

But as energy prices skyrocket, the Caspian Sea Basin — home to some of the world’s largest hydrocarbon resources — is becoming a new focal point for fierce competition.

Amid the current insatiable demand for energy, “we are in the middle of a geopolitical competition for the control of Caspian natural gas”, according to analyst Federico Bordonaro of the Milan-based equilibri.net, an organization that provides conflict and energy analysis. …

Pipelines nel bacino del Caspio

Putin e i rapporti franco-americani

1/6/2008

Di fronte all’offensiva statunitense per integrare Ucraina e Georgia nella NATO, Vladimir Putin fa appello a quel mondo politico francese che ha sempre visto l’asse euro-russo come un’alternativa alla centralità americana.

Russian Prime Minister Vladimir Putin compared the U.S. to a “frightening monster'’ and urged France to distance itself from its American ally.

“How can one be such a shining example of democracy at home and a frightening monster abroad?'’ Putin said in an interview with French newspaper Le Monde transmitted live to journalists in Paris yesterday.

Putin, speaking the day after meeting French President Nicolas Sarkozy, said the U.S. was creating “new Berlin Walls'’ in Europe by pushing the North Atlantic Treaty Organization to expand into ex-Soviet states Georgia and Ukraine.

parigi-berlino-mosca?

Ma l’idea di un “asse franco-tedesco-russo” non sembra avere molte chances di essere rilanciata, e anzi Sarkozy e Merkel mirano innanzitutto a un rilancio dell’asse transatlantico dopo i difficili anni dell’Amministrazione Bush…