Nazionalismo economico, patriottismo economico, globalizzazione
30/4/2008Sul “La Repubblica” del 30 aprile (inserto R2, pagg 46-47) Federico Rampini, commentando un’analisi molto dibattuta del Wall Street Journal, parla di “ritirata” della globalizzazione e di protezionismo in aumento. “Il mondo non è più piatto”, è la sintesi.
In due analisi sul PINR avevamo messo in luce la nuova tendenza già nel 2005-2006.
Dapprima, il 9 agosto 2005, Michael A. Weinstein notava come l’alt statunitense alle pretese della CNOOC e le tensioni USA-Giappone riguardo al Byrd Amendment fossero la spia di un “crescente nazionalismo economico”:
Signs of growing economic nationalism in the U.S. — where mounting, though still inchoate, popular resistance to liberalization of global markets finds resonance in Congress — do not portend a radical shift to protectionism, but a normalization of trade policy, in which internationalist and nationalist interests compete for influence in the state.
As rising economic powers throughout the world become more competitive, the U.S. is bound to lose comparative advantage in many industries, setting off moves for protection that will be opposed by industries that gain or maintain advantage.
Look for Washington to lose its role as leader in the drive for open markets and to become a player in a complex international system of markets that remain global but are hedged by restrictions and do not move in the direction of neo-liberal models of “free trade.”
The greatest threat to normal bargaining that would set off a decisive tendency toward protectionism would be the mobilization of popular nationalist sentiment that political classes are unable to contain.
Successivamente il 28 febbraio 2006 mettevamo in luce la linea di “patriottismo economico” in Francia, che aveva suscitato sia interesse, sia riprovazione da parte di vari ambienti europei.
Dai “settori strategici”, in particolare l’energia, è partita ormai da qualche anno l’inversione di tendenza rispetto all’ondata liberalizzatrice e “pro-deregulation” che aveva dominato la fine degli anni ottanta e gli anni novanta. Tale nuova tendenza viene ora dibattuta molto in Italia, un po’ tardi rispetto al suo manifestarsi.
