Russia: scenari 2008-2017

13/12/2007

Analisi previsionale del C.S.I.S. sul futuro della Russia, recensita da Russia Profile:

Russia’s economy is too diversified to describe it as a “petrostate.” Russia’s territorial integrity over the next ten years is secure. Demographic challenges remain significant but they should be manageable. Russian foreign policy will remain independent and promote Russia’s great power status in a multi-polar world. The 2008 succession is manageable, and the most likely outcome is for Putin to step down in favor of his selected successor.

Georgia: l’impatto dell’instabilità sull’economia

Georgia: con Saakashvili in difficoltà e i conflitti latenti che minacciano la stabilità, quale futuro per l’economia del paese caucasico?

Serbia-Kossovo: e adesso?

Il Kossovo verso l’indipendenza, con o senza il Piano Ahtisaari. Scenario e rischi.

L’ora di Medvedev

11/12/2007

Dmitry Medvedev dopo la candidatura presidenziale:

“Collego la mia candidatura con la necessità di proseguire nel corso intrapreso dal Paese otto anni fa. Il corso scelto dal nostro popolo, che ha prevenuto il crollo dell’economia e della sfera sociale, la guerra civile. Il corso scelto dal presidente Putin”.

L’Economist ironizza e chiama Medvedev “un’estensione del Sig. Putin”.

Secondo Strategic Forecasting, Putin continuerà comunque a orientare il corso della politica russa; inoltre il ruolo della Russia come grande potenza è più importante delle singole personalità dei suoi leader politici.

We suspect that Putin will continue to pull the strings and that he is smart enough to figure out how he will do it. [. . .] Whether Putin is there, Medvedev is there, or it is a player to be named later, the Russians are not kidding on Kosovo. They do not plan to be rolled over as they were in 1999. Nor are they kidding about a sphere of influence in the former Soviet Union. They are certainly not kidding about state domination of the economy or of the need for a strong leader to control the state.

The point is that the situation in Russia, down to a detail like Kosovo, is very much part of a single, coherent fabric that goes well beyond personalities. The response that Russia made to its near-death experience was pretty much its only option, and having chosen that option, the rest unfolds regardless of personalities. Putin has played his role well. He could continue to play it. But the focus should be on Russia as a great power seeking to resume its role, and not on the personalities, not even one as powerful as Putin, and certainly not Medvedev.

Francia: le ambizioni di Parigi si riflettono nel progetto euro-mediterraneo

Sarkozy rilancia il ruolo francese nel Mediterraneo:

Il progetto di Unione Mediterranea proposto da Nicolas Sarkozy potrebbe portare al superamento del processo di Barcellona e al rilancio in grande stile del ruolo di Parigi nell’area. Il piano francese è tuttavia messo in pericolo dalla sua stessa ambizione. I rapporti franco-turchi e la percezione delle ambizioni dell’Eliseo saranno elementi-chiave per la sua riuscita.

BMD, Russia-USA

Implicazioni diplomatiche della questione dello scudo anti-balistico USA

Mosca, ritornata a contare qualcosa sul panorama internazionale, non è più disposta ad essere trattata come uno stato qualsiasi e, soprattutto, non accetta una visione unipolare del mondo in quanto ciò comporterebbe il sacrificio delle proprie ambizioni (che rimangono forti). Per questo, quando reagisce in maniera aggressiva agli annunci americani relativi all’installazione dello scudo balistico europeo, lo fa perché intravvede una perpetuazione della politica di potenza americana nei propri confronti

I limiti della “rupture” di Sarkozy in politica estera

6/12/2007

Articolo scritto per Asia Times Online

French President Nicolas Sarkozy’s “re-balancing” act in China has sent a clear message that commercial and military interests outway human rights abuses, and are even worth risking the displeasure of Washington and Tokyo. After his backing for Beijing on Taiwan, Tibet and the EU arms ban, analysts are calling Sarkozy’s so-called “reciprocity” a one-way street.

Belgio: la crisi perdura

Il Belgio è da sei mesi senza governo.

Le elezioni dello scorso giugno non hanno prodotto una maggioranza chiara. Il compito di formare una coalizione di governo affidato al cristiano-democratico fiammingo Yves Laterme sembra più arduo del previsto. Le premesse per un accordo con i liberali francofoni sono all’antipode e gli interessi non concertabili. Intanto, prima per le strade di Bruxelles e poi Louven fiamminghi e valloni marciano in numero modesto per manifestare e professare l’unità del Belgio dalla plurima identità culturale. La crisi di un governo non ancora nato si è fossilizzata in una crisi istituzionale e la platea elettorale non è per la soluzione più drastica.