Kazakhstan: petrolio, gas, Nazarbayev e grandi potenze
21/11/2007Policy brief scritta per l’ISPI.
Dall’inizio del decennio l’importanza strategica ed economica dell’Asia centrale è andata costantemente aumentando. Nella regione, il Kazakhstan è emerso come l’attore più corteggiato dalle grandi potenze: gli USA lo vorrebbero nella NATO, gli europei come partner strategico della UE, la Russia nella propria sfera d’influenza in via di ricomposizione, e la Cina come interlocutore privilegiato per le forniture di petrolio e di gas naturale. Astana sembra decisa a giocare su tutti i tavoli, non disdegnando nemmeno l’approfondimento dei rapporti diplomatici e commerciali con l’Iran.
In luogo di una logica di blocchi contrapposti o di egemonia unipolare, si fa strada una nuova multipolarità eurasiatica in cui il Kazakhstan è deciso a restare indipendente e flessibile. Ma la relativa stabilità interna e l’interesse internazionale non bastano a mascherare due elementi critici nell’evoluzione politico-economica della repubblica centro-asiatica: in primis, lo strapotere del presidente Nursultan Nazarbayev, che crea imbarazzo e riflette una struttura in gran parte autocratica. In secondo luogo, le potenzialità del settore degli idrocarburi in gran parte ancora inespresse, anche a causa del rischio politico per gli investitori stranieri.
