Chirac in Cina tra interessi industriali e strategici

27/10/2006

Approfondimento per Asia Times Online:

French President Jacques Chirac is visiting China this week to boost Paris’s industrial interests. But he also has the broader aim of forging a stronger overall relationship with the rising Asian power, which he sees as a vital tool to increase France’s political influence, advance its economic interests, and enhance its strategic independence in a - for the time being at least - US-dominated world

L’incerto futuro della non-proliferazione

21/10/2006

L’analista Harsh V. Pant, sul PINR, riassume con grande chiarezza la motivazione “sistemica” della riluttanza di molte piccole e medie potenze a rinunciare ai propri programmi nucleari:

“In an international system that remains anarchic in nature and where states have to fend for their own security, states will be reluctant to give up their nuclear weapons since these weapons serve as an excellent deterrent.”

Il “regime di non-proliferazione”, uno degli ultimi assi portanti del sistema di sicurezza del periodo bipolare, sembra definitivamente in crisi dopo il test nucleare della Corea del Nord. Pant afferma:

Iran seems to be following North Korea’s lead and is brazenly rejecting calls by the West to suspend its uranium enrichment program. Other states such as Japan, Egypt, and Saudi Arabia are waiting in the wings to see how the events unfold. The global arms control regime has so far been a rather impotent observer of these developments with no significant influence on the course of events.

Peggiorano le relazioni franco-turche

17/10/2006

Commento per ISN sulla spinosa questione del genocidio armeno e sulle sue ricadute politiche.

[…]
The French Parliament’s move comes at a time of increasing difficulties in Euro-Turkish relations.

Prominent politicians in France, Germany and the Netherlands have taken a hostile stance to Turkey’s EU integration, and now openly speak in favor of a mere “special relationship” between the EU and Ankara as opposed to its accession.

German Chancellor Angela Merkel told Erdogan on 5 October that “Turkey must fully recognize [Greek-controlled] Cyprus” if it were to join the EU. Since Germany will take the helm of the EU’s rotating presidency next January, the announcement was a sign that Merkel would again put pressure on Ankara.

Although Turkey remains crucial for European security, including in the area of energy, Western European leaders appear increasingly sensitive to cultural aspects of the integration issue, as the intellectual debate over the political and social aspects of Islam is heats up in Europe.

While Chirac may work to annul the bill, his chances of success are not high, and the short-term outlook for Franco-Turkish relations is bleak. Nicolas Sarkozy, the Union for a Popular Movement’s candidate for the French presidency next year, is wagering on his electorate’s opposition to Ankara’s accession, while the Socialists do not show any enthusiasm for it, either. More generally, Euro-Turkish relations appear to be deteriorating even as Ankara remains determined to join the EU.

Prospettive: cosa succederà in Asia nord-orientale?

10/10/2006

Robert D. Kaplan prevede un (ennesimo) “successo cinese” in Asia nord-orientale dopo il “collasso” del regime nord-coreano.

Lo scalpore destato dalle prove missilistiche e dalla politica del «rischio calcolato» sul nucleare di Kim Jong-Il offusca la vera minaccia: la prospettiva del collasso catastrofico della Corea del Nord. Il modo con cui si conclude il regime potrebbe determinare l’equilibrio del potere in Asia per decenni. Chi sarebbe il probabile vincitore? La Cina. La determinazione di Kim Jong-Il nel dimostrare la sua potenza missilistica e nucleare è segno della sua debolezza.
Contrariamente alla percezione popolare negli Stati Uniti, Kim non rimane sveglio la notte per la preoccupazione di cosa gli americani potrebbero fargli; piuttosto, è la Cina a inquietarlo. Lui sa che i cinesi si sono sempre interessati di più della geografia della Corea del Nord — con le sue più numerose aperture verso il mare nelle vicinanze della Russia — che della sopravvivenza a lungo termine del suo regime (come gli Usa, anche quando vogliono che il regime sopravviva, i cinesi hanno per la Corea del Nord progetti che non contemplano il «Caro Leader»). Uno degli obiettivi principali di Kim è di obbligare gli Stati Uniti a negoziare direttamente con lui, facendo così sembrare più forte il suo Stato in realtà infiacchito. Più forte sembrerà Pyongyang, migliore sarà la sua posizione nei negoziati cruciali con Pechino — che è ciò che importa di più a Kim.

Altre domande, tuttavia, sono d’obbligo, soprattutto per quanto riguarda gli sviluppi a brevissimo termine.

    Cosa farà il Giappone, che in pochi mesi può dotarsi di armi nucleari?
    Quale sarà l’impatto dei test nord-coreani sulla politica nucleare iraniana?
    Quali sviluppi per la non-proliferazione nucleare?

Una Intelligence Brief del PINR in data odierna invita a ragionare sulle implicazioni regionali del test:

[…] it will be important to monitor how Beijing reacts to North Korea’s nuclear test. Additionally, it will be significant to watch Tokyo’s response to this test and whether its security establishment comes to the conclusion that it will need to develop its own nuclear arsenal in order to better deter Pyongyang. A nuclear weapon capable Japan will certainly push China to continue its military modernization program since Beijing sees Tokyo as a potential threat to its long-term interests in the Asia Pacific region.

Corea del Nord: Implicazioni del test nucleare

9/10/2006

Politici, specialisti, giornalisti si interrogano sulle implicazioni del test nucleare (la cui riuscita è però da verificare fino in fondo) effettuato da PyongYang il 9 ottobre.

Per G.W. Bush,

Dalla Corea del nord è arrivata una provocazione e una minaccia che minano la pace e la sicurezza mondiali.

Le Figaro sul proprio sito internet riporta come alcuni analisti sud-coreani ritengano “possibile” un nuovo test a breve:

Un nouvel essai possible
Mohamed ElBaradei, le directeur de l’Agence internationale de l’énergie atomique (AIEA), a qualifié cet essai de «défi sécuritaire grave» pour le monde. «Nous ne pouvons pas exclure la possibilité que le Nord effectue d’autres essais nucléaires», ajoutent les services de renseignement de Corée du Sud, qui ont noté dans la journée de lundi des « mouvements inhabituels » de plusieurs véhicules et d’une quarantaine de personnes sur un site pouvant abriter des essais nucléaires.

Joseph Bermudez Jr., per Jane’s Defence Weekly, mette in luce come qualcosa sia probabilmente andato storto nel test:

Although details are tentative, initial and unconfirmed South Korean reports indicate that the test was a fission device with a yield of .55 kT. By comparison the nuclear bomb that was dropped on Hiroshima yielded approximately 12.5 kT. The figure of .55 kT, however, seems too low given the 4.2 register on the Richter scale. This could suggest - depending upon the geological make-up of the test site - a yield of 2-12 kT. If, however, the lower yield is correct, it would suggest that the test had been a “pre- or post-detonation” event (ie a failure), as it had been anticipated that North Korea’s first nuclear test would have a significantly higher yield.

Secondo Donald Kirk, uno specialista di questioni strategiche dell’Asia nord-orientale, PyongYang potrebbe aver commesso un grave errore di calcolo:

f Kim Jong-il deliberately timed the test to coincide with Japanese Prime Minister Shinzo Abe’s visit first to Beijing and then to Seoul, he may have dreadfully miscalculated. The leaders of all three countries could hardly agree more - the test is a “provocation” and they have to act together to do something about it.

Infine Jake Lee, analista di Bloomberg, illustra gli effetti negativi del test sui mercati finanziari dell’Asia-Pacifico:

The Japanese yen, the South Korean won and Asian stocks declined after North Korea said it had carried out a nuclear weapons test, raising the prospect that the United Nations will threaten a military response. […]“Global investors are forced to be concerned about the region’s security,'’ said Toru Umemoto, chief currency analyst at Barclays Capital in Tokyo. “The possibility cannot be ruled out that the U.S. might take military action against North Korea, which could cause serious damage to regional economies.'’

L’affaire Redeker

6/10/2006

Il 19 settembre scorso, il quotidiano Le Figaro ha pubblicato un testo del filosofo Robert Redeker sull’Islam. Nell’articolo, Redeker argomentava la propria posizione sul rapporto tra Islam e società occidentali — in particolare, ovviamente, dal punto di vista francese — ed esprimeva la propria preoccupazione per le “intimidazioni islamiste”, citando en passant anche l’islamologo Maxime Rodinson.

Tale opinione è valsa a Redeker una serie di minacce e reprimende.

Il testo integrale dell’intervento di Redeker è disponibile a questo indirizzo.

Una frase in particolare è degna d’interesse, perché racchiude un sentimento sempre più diffuso nell’intelligencija europea:

L’islam essaie d’imposer à l’Europe ses règles.

E’ da notare che alcuni intellettuali francesi, da Michel Houellebecq ad Alexandre Del Valle, sostenevano tesi simili, da diversi punti di vista e con angolature ben differenti (in letteratura, o negli studi geopolitici) già alla fine degli anni novanta.
Se però, allora, tali posizioni erano considerate espressione di una “minoranza reazionaria”, oggi il clima sta cambiando, e non solo in Francia; si veda anche il dibattito al Senato italiano del 4 ottobre scorso: l’idea di una progressione verso la condizione di dhimmi in Europa non è più appannaggio di una piccola minoranza.

La questione, inevitabilmente, resterà al centro del dibattito politico-culturale nei prossimi anni, e avrà certamente implicazioni dal punto di vista politico internazionale. Il problema dell’integrazione turca nella UE, peraltro, non potrà non essere affrontato tenendo conto anche di tale aspetto prettamente culturale della materia.

Iran: perché gli USA non escludono l’opzione militare

5/10/2006

Molti osservatori sono convinti che un bombardamento strategico americano dei siti nucleari iraniani e delle principali basi militari di Teheran sia “impensabile”. Ciò per varie ragioni: impopolarità della politica “unilateralista” dell’Amministrazione Bush, “iperestensione” militare USA in Iraq e Afghanistan, scarsa affidabilità dell’intelligence militare sugli obiettivi da colpire, ecc.

Non tutti, nondimeno, sono convinti che tali disincentivi siano sufficienti per fermare Washington dai propri propositi militari anti-iraniani. Ne dà conto Arnaud de Borchgrave, analista di United Press International, in un rapporto del 2 ottobre. De Borchgrave cita un colonnello USA, Sam Gardiner:

President Bush and his national security council believe seven “key truths” that eliminate all but the military option, according to Gardiner, who adds his own comments.

1. Iran is developing WMD — “that is most likely true.”

2. Iran is ignoring the international community — “true.”

3. Iran supports Hezbollah and terrorism — “true.”

4. Iran is increasingly inserting itself in Iraq and beginning to get involved in Afghanistan — “true.”

5. The people of Iran want a regime change — “most likely an exaggeration.”

6. Sanctions are not going to work — “most likely true.”

7. You cannot negotiate with these people — “not proven.”

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Le attenzioni russe per EADS

4/10/2006

Articolo scritto per ISN Security Watch sull’acquisizione da parte di Vneshtorgbank del 5.02% di azioni EADS.

Molti, in Europa occidentale, temono che la mossa sia solo l’inizio di una sorta di “scalata” russa alla più importante azienda della difesa in Europa.

[…] the recent developments have produced one concrete and highly significant fact: Vneshtorgbank is now the single largest outside investor in EADS, and the possibility of an ulterior stakes acquisition by the Russian bank remains the key variable in the medium term