Ungheria: L’Arduo Compito dei Social-Liberali

28/4/2006

L’Ungheria ha confermato la fiducia alla coalizione di centro-sinistra. Una mia analisi per il P.I.N.R. sulle prospettive politiche ed economiche di Budapest.

La Marina del Pakistan e l’Equilibrio nell’Oceano Indiano

Mio articolo per Asia Times Online del 28 aprile sullo svecchiamento della flotta di Islamabad e le poste in gioco geostrategiche.

Patriottismo Economico, Liberalismo, Storia Economica

20/4/2006

Il sito francese Infoguerre.com ritorna sul “patriotisme économique”, spiegando perché si tende ad accomunarlo al protezionismo e al nazionalismo — mancando, quindi, di coglierne le specificità.

La […] idée propre au libéraux est que le marché ne peut tolérer durablement cet entrisme dans le libre jeu de l’offre et de la demande. Or, le marché est analysé comme une boîte noire où désirs des consommateurs et des producteurs s’ajustent parfaitement pour donner un équilibre à un prix d’équilibre. Cette analyse libérale du marché ne résiste pas au principe de réalité dans les grands secteurs que sont l’armement ou l’énergie, secteurs stratégiques mais aussi vecteur de puissance pour les Etats.

E ancora, sulla borsa e sul ruolo della finanza statunitense:

On nous vante la bourse comme le symbole du marché parfait tout en oubliant que ce marché précis est contrôlé par 40 grandes institutions financières, principalement américaines et que les instances monétaires US utilisent le taux de change du dollar, monnaie internationalement dominante et « fluide » de la finance, afin de financer leurs déficits budgétaire et commercial abyssaux. Cette industrie financière ne travaille pas contre les intérêts supérieurs de la nation américaine car elle vise à drainer l’épargne mondiale pour financer, en priorité, l’économie américaine. Et pas sûr que les Etats-Unis acceptent benoîtement de voir leur souveraineté financière être mise en concurrence (et pire, partagée !), par des phénomènes divers tels que l’euro ou la dollarisation officielle de certaines économies sud-américaines avec pour corollaire, la demande par les gouvernements de la prise en compte de la situation économique de ces pays par la Fed dans sa gestion de la politique monétaire.

Per una presentazione di Infoguerre.com: File PDF

Il Contenimento della Cina è l’Oggetto Centrale della Politica Estera Americana

19/4/2006

Scrive oggi Michael T. Klare, analista americano, su Asia Times Online:

Slowly but surely, the grand strategy of the Bush administration is being revealed. It is not aimed primarily at the defeat of global terrorism, the incapacitation of rogue states, or the spread of democracy in the Middle East. These may dominate the rhetorical arena and be the focus of immediate concern, but they do not govern key decisions regarding the allocation of long-term military resources. The truly commanding objective - the underlying basis for budgets and troop deployments - is the containment of China.

Klare ricorda, a ragione, come la letteratura strategica statunitense enfatizzasse, negli anni novanta, la necessità di prevenire l’ascesa di un “competitore globale”:

“Our first objective is to prevent the re-emergence of a new rival … that poses a threat on the order of that posed formerly by the Soviet Union,” the document stated. Accordingly, “we [must] endeavor to prevent any hostile power from dominating a region whose resources would, under consolidated control, be sufficient to generate global power”.

E’ interessante notare come quattro anni orsono, nel 2002, il geopolitologo francese Aymeric Chauprade avesse già individuato la centralità della Cina nella geostrategia statunitense.

La Chine, c’est 1,4 milliard de personnes. Cette masse énorme reste encore à l’abri du capitalisme mondial. Les Etats-Unis veulent décloisonner la Chine comme ils l’ont fait en 1945 avec l’Europe occidentale en mettant en place tous les instruments du libre-échange, en poussant les Européens à s’ouvrir aux excédents industriels américains, etc. Décloisonner, profiter des avantages comparatifs qui sont les leurs, et donc investir toutes les zones économiques, c’est ça la stratégie américaine

Quali gli assi principali di tale strategia, secondo Chauprade?:

Le premier est de contrôler l’approvisionnement énergétique de la croissance asiatique. L’Asie consomme de plus en plus de pétrole. Son taux de croissance s’est élevé et sa dépendance par rapport au Moyen-Orient augmente. Pour les Etats-Unis, avoir la main-mise sur cette région, c’est détenir la pompe à essence de l’Asie et par conséquent la demande énergétique de la Chine. Le deuxième axe américain repose sur la formation d’un réseau d’alliances serré autour de la Chine. De la même façon que les Etats-Unis avaient endigué la Russie soviétique pendant la guerre froide.

Cina: Le Ambizioni High-Tech, Un’Opportunità per gli Stranieri

Articolo scritto per Asia Times Online.

Un Disastro Prestabilito

14/4/2006

Su Asia Times di oggi, una recensione del libro Cobra II: The Inside Story of the Invasion and Occupation of Iraq, di Michael Gordon e del Generale Bernard Trainor:

In the words of its authors, the chronicle of the invasion and occupation of Iraq is a tale of hubris and heroism, of high-tech wizardry and cultural ignorance. It also a tale of incompetence and arrogance, of missed opportunities and of ideology run amok. It is a tale of America at its worse.

Nel frattempo, un numero crescente di militari statunitensi chiede le dimissioni di Donald Rumsfeld.

Italia: Sfide Post-Elettorali

Approfondimento scritto per il P.I.N.R. sull’esito del voto italiano e sulle prospettive a breve termine.

Missione Europea nella Repubblica Democratica del Congo

12/4/2006

Analisi scritta per ISN-Security Watch sulla missione europea in DRC, in vista delle prime elezioni democratiche nell’ex-Zaire, previste per il prossimo giugno. La Germania è in prima linea — e non senza polemiche nel mondo politico e militare tedesco…

11/4/2006

L’economista Giacomo Vaciago, intervistato dall’Unità, spiega perché, a suo parere, l’Italia è in difficoltà economica anche in periodi di ripresa “mondiale”:

«Perché noi ci siamo specializzati in beni di consumo. E non è su quei beni che il mondo sta ripartendo. Nel mondo è in corso una rivoluzione industriale: stiamo industrializzando la Cina e l’India. Questa rivoluzione in questi anni sta costruendo fabbriche, non scarpe. In tutto il mondo - non solo in Italia - le imprese sono più ottimiste delle famiglie. Bisogna chiedersi come mai?, Le imprese non lavorano per le famiglie? No, le imprese lavorano per le fabbriche. I profitti vanno bene, gli investimenti vanno meglio ma i consumi sono fermi».

Commissione Europea e Governi: Verso lo Scontro?

9/4/2006

Sul Financial Times del 6 Aprile, il conservatore britannico Michael Gove si esprime in favore di un recupero di sovranità nazionale da parte dei parlamenti, a scapito della Commissione europea. Quest’ultima è dipinta come un organismo pachidermico, squisitamente burocratico, e “lontano dalle popolazioni”. Si noti che tali posizioni sono condivise da movimenti di stampo “sovranista” in ascesa in Francia e in Olanda — come i referenda sul Trattato costituzionale hanno già messo in luce un anno orsono.

In un momento in cui, nel Regno Unito, Tony Blair appare in difficoltà e i conservatori riprendono fiato, è interessante investigare le nuove tendenze di fondo nella politica dei Tories.

Il centro di studi indipendente Open-Europe è uno degli istituti da tenere d’occhio. Le analisi proposte si vogliono, ovviamente, come linee-guida proposte a David Cameron e alle nuove leve dei conservatori britannici. Uno dei perni dell’azione politica di Londra, scrive Rodney Leach, presidente di Open-Europe, sul “New Criterion”, dovrebbe essere quello di favorire la cooperazione politica ed economica tra i membri dell’UE senza però puntare su “maggiore integrazione”, ma al contrario accettando la diversità nei modelli socio-economici.

In sintesi: pragmatismo e “geometria variabile” al posto del volontarismo federalista sovranazionale. Se tale tendenza dovesse rafforzarsi, lo scontro sia con la Commissione, sia con i fautori del federalismo europeo diverrà più acuto nei prossimi anni.

Eccezione Francese?

5/4/2006

La newsletter di Foreign Affairs di questa settimana consiglia di rileggere un testo di Sophie Meunier del 2000 sulla “eccezione francese”, intesa come quel tratto identitario, derivante dalla storia nazionale politica e culturale, che rende il modello americano — sintetizzato dalla “globalizzazione” — indigesto ad ampie fasce di popolazione in Francia.

La ragione delle massicce manifestazioni contro l’introduzione del Contrat Première Embauche è in effetti da analizzare soprattutto in chiave storica, alla luce della specifica cultura politica — e del lavoro — tipica di quel paese.

E’ legittimo chiedersi quale sia la reale possibilità di “importare” modelli socio-economici allogeni in una nazione. Ed è ancor più doveroso farlo in tempo di elezioni, nel momento in cui varie forze politiche, economisti, osservatori politici propongono di ricalcare pedissequamente esperienze estere.

Unione Europea: Difficile Compromesso sulla Politica Energetica

3/4/2006

Un mio articolo per ISN-Security Watch sul risultato del “Summit primaverile” della UE mette in risalto le difficoltà di una “politica energetica comune”.

Exalead: Motore di Ricerca Potente e Innovativo

Il motore di ricerca Exalead offre un servizio molto potente (gratuito) per ricercare online in modo sofisticato.

4 miliardi di pagine e ricerche avanzate multi-parametro, con divisione dei risultati in tre colonne: la colonna centrale con il risultato in “stile Google”, quella di sinistra con risultati che riportano concetti o siti affini, quella di destra con l’anteprima generata automaticamente.

Disponibili anche le estensioni per Firefox e l’equivalente di GoogleDesktop.

Scarica il file PDF con maggiori dettagli

Russia: Inversione di Tendenza Demografica?

1/4/2006

Un servizio della BBC del 31 marzo riporta che, nella Federazione russa, il tasso di fertilità è aumentato da 8,7 nascite ogni 1000 abitanti (anno 2000) a 10,4 x 1000 (2004).

Se la tendenza dovesse consolidarsi, si avrebbe un rovesciamento di ciò che alcuni osservatori hanno battezzato “catastrofe demografica”, dato che nello scorso decennio, la Federazione perdeva in media circa 900,000 abitanti l’anno…

I cittadini russi potrebbero, dunque, essersi adattati a un nuovo modello sociale dopo il collasso di quello sovietico e i disastri del periodo di El’cin, sebbene le aspettative di vita non siano ancora, in media, avvicinabili a quelle di un cittadino europeo occidentale.